Quando la sveglia prende a suonare adesso non mi alzo subito. Aspetto. E nei cinque minuti fra il primo e il secondo suono, ancora non ci credo fino in fondo che, se nel corso della giornata mi capiterà qualcosa di inspiegabile, non potrò chiamare lui per avere la sensazione che tutto il mondo, a guardarlo bene, non si può mica spiegare facilmente, e che allora conviene non rompergli le palle per pretendere troppi chiarimenti. “Devi capire che non c’è proprio niente da capire.” Me lo ha detto anche quando tu mi hai lasciato, pensa. “Ma non credi che io meriti almeno di sapere che cosa le è successo?” insistevo io. “Come se sapere fosse mai bastato a qualcuno, fosse mai servito a qualcosa” lui. “Siamo tutti ignari di almeno un particolare che potrebbe stravolgerci la vita: vale la pena scoprirlo?”
Chiara Gamberale, L’amore quando c’era