lo Zen aveva ben poco a che spartire con gli inglesi defunti e nessuno osava sonnecchiare. Era il sonno assoluto o la coscienza assoluta. Tutti sceglievano il sonno, che però sembrava volerci sfuggire; pareva sempre lontano giusto una manciata di secondi, un torpore magico dipinto con una morbida tempera primaverile, con alberi di un verde nuovo eretti nel vento, con gli odori di terra pulsante, e l’enigma di una donna su un ponticello su un fiume. Era il sonno perfetto, ma non scendeva mai veramente.

Don De Lillo, Americana

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